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Trattamento per

 
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Emicrania, cefalea o mal di testa? 
Chi soffre frequentemente di emicrania forse lo sa già, ma ogni attacco di mal di testa può essere diverso dall’altroSono proprio le caratteristiche come esordio, tempo, localizzazione e intensità che forniscono la capacità di discriminare un comune mal di testa, magari dato dallo stress quotidiano, da qualcosa di più insidioso, forse sintomo di una vera e propria patologia.
La Nevralgia di Arnold forse non è l'affezione più frequente, ma dal punto di vista osteopatico abbiamo riscontrato una sindrome dolorosa ad origine subnucale che coinvolge il nervo occipitale di Arnold che decorre sotto la seconda vertebra cervicale, dunque vicinissimo all’attaccatura posteriore dei capelli.
Le caratteristiche del mal di testa che la Nevralgia di Arnold genera nella sua forma tipica, sono:
  • Dolore intenso e pulsante
  • Distribuzione su metà della testa, fino a metà fronte.
Il trattamento osteopatico allenta le tensioni dei muscoli subnucali, riposiziona l'atlante e l'epistrofeo, modula sul ritmo craniosacrale.

Cefalea a grappolo 
Primaria o neurovascolare, estremamente dolorosa ed invalidante, ha carattere periodico con fasi attive alternate a fasi di remissione spontanea. 
Tali fasi attive vengono chiamate "grappoli" (o "cluster"). L'intenso dolore è causato dall'eccessiva dilatazione dei seni venosi cranici che generano pressione  sulle terminazioni sensitive del nervo trigemino. Benché vi siano numerose altre ipotesi, la medicina allopatica non ne ha ancora individuata una assoluta. 
Benchè l'approccio osteopatico possa essere praticato solo nella fase di remissione, l'applicazione della tecnica non è ad esclusiva del cranio, anzi può riguardare altre parti del corpo come il rachide, il sacro, la gabbia toracica, in connessione con il sistema craniosacrale.

Nevralgia del trigemino 
E' una neuropatia essenziale che causa episodi di intenso dolore localizzato a occhi, labbra, naso, cuoio capelluto, fronte, aree cutanee esterne, dentatura e mucose interne della mascella e della mandibola. 
Quinto nervo cranico, trasmette informazioni sensoriali come il tatto, la sensibilità termica (temperatura), la sensibilità nocicettiva (dolore), che si originano dalla faccia sopra la linea mandibolare. Inoltre è anche responsabile della funzione motoria dei muscoli masticatori masseteri, temporali e 
pterigoidei (attivi nella masticazione). Si divide in tre nervi distinti: l'oftalmico, il mascellare e il nervo mandibolare.
L'approccio osteopatico può essere applicato anche durante una fase nevralgica moderata e prevede l'esame e la normalizzazione del meccanismo craniosacrale, può esservi una componente psicogena che rende complicata una soluzione veloce.

Bruxismo  
digrignamento dei denti facendoli stridere, dovuto alla contrazione involontaria della muscolatura masticatoria, soprattutto durante il sonno, da non confondere con il trisma, che è caratterizzato solo da un serraggio della bocca.
Non può essere del tutto considerata una patologia, ma possono esservi degli episodi considerati parafunzioni nel bambino durante lo sviluppo e la definizione dell'occlusione dentale, venendosi a trovare dei punti di precontatto momentanei. Nell'adulto deve essere inteso come un segnale di disagio funzionale craniosacrale-occlusale che la grande intelligenza del corpo manifesta e tenta di risolvere spontaneamente.

Rinite allergica e sinusite ostruttiva 
E' una comune malattia infiammatoria del naso o dei seni paranasali di cui soffrono milioni di persone in tutto il mondo. L’ostruzione, lo sgocciolamento, il prurito intranasale e gli starnuti sono i sintomi più comuni; in alcune persone tali sintomi sono accompagnati da mal di testa, riduzione del senso dell’odore e sintomi oculari (come l’eccessiva lacrimazione, il prurito e l’arrossamento degli occhi). 
I sintomi sono, di solito, scatenati dagli allergeni che possono essere outdoor come i pollini di graminacee e ancor di più lo smog e le polveri sottili che sovrastano le città, oppure indoor come gli acari della polvere in aggiunta ad una miriade di sostanze chimiche presenti nei prodotti di consumo. In molti pazienti i sintomi sono aggravati dagli irritanti come l’aria fredda, il fumo di tabacco o gli odori forti come i profumi. 
Generalmente si sottovalutano queste affezioni considerandole disturbi di poco conto, ma chi ne soffre ha una opinione ben diversa!
Molti hanno disturbi del sonno a causa della difficoltà a respirare. Ciò, in aggiunta agli altri sintomi di rinite o sinusite, rende ancora più difficile svolgere le normali attività durante il giorno ed avere una vita di relazione normale.  
Possono essere inoltre precursori ad altre condizioni come l’asma, l’otite media o la poliposi nasale. Per questa ragione, andrebbero viste come un problema di salute importante che può avere gravi ripercussioni sulla qualità della vita del paziente. 
Fortunatamente è un segnale dell'organismo che vuole difendersi da una aggressione continua aumentando la densità e la quantità del muco, attivando "un programma" di autodifesa.
Il trattamento osteopatico riguarderà la stimolazione o inibizione applicando tecniche craniali tra le quali una manovra sul ganglio sfenopalatino. 
Riguardo invece la sinusite ostruttiva possono insorgere vere e proprie infezioni dei seni paranasali con conseguente dolore frontale o sotto orbitale con sensazione di secchezza. 
Applichiamo un protocollo di drenaggio dei seni paranasali che avrà lo scopo di liberare e decongestionare le vie respiratorie superiori.

Acufene o malattia di Ménière 
E' un disturbo uditivo costituito da rumori (come fischi, ronzii, fruscii, pulsazioni ecc.) che l'orecchio percepisce come fastidiosi, èuna condizione che può derivare da una vasta pluralità di cause, tra cui: danni neurologici (ad esempio dovuti a sclerosi multipla), infezioni dell'orecchio, stress ossidativostress emotivo, presenza di corpi estranei nell'orecchio, allergie nasali che impediscono (o inducono) il drenaggio dei fluidi, accumulo di cerume e l'esposizione a suoni di elevato volume. L'acufene può essere anche un effetto collaterale di alcuni farmaci (acufene ototossico).
La malattia di Ménière è una affezione dell'orecchio interno che causa vertigini, perdita dell'udito e scampanellio nell'orecchio (acufene). In genere colpisce un unico orecchio, ma può anche essere bilaterale. 
Si ritiene che un eccesso di liquido all'interno dei condotti uditivi e delle strutture dell'orecchio interno deputate all'equilibrio possa contribuire al suo sviluppo. Questo liquido, chiamato endolinfa, invia al cervello segnali sull'udito e sull'equilibrio. La presenza di una quantità eccessiva di liquido può causare gonfiore nell'orecchio interno, condizione ritenuta responsabile della distorsione delle informazioni inviate al cervello e, quindi, dei sintomi della malattia di Ménière.
L'osteopatia è essenzialmente una medicina funzionale e quindi agirà più efficacemente quanto più precocemente verrà applicata, il suo approccio è sempre di tipo olistico, pertanto di fronte all'esigenza di alleggerire i sintomi di una determinata patologia il suo approccio terapeutico sarà esteso all'intero sistema sofferente; nel caso specifico si agirà nel ripristinare l'intero ritmo craniosacrale, in particolare le ossa temporali. L'esame stabilometrico eseguito precocemente può essere indicativo, in assenza di altri fattori, di una futura sindrome vertiginosa o instabilità posturale.

Sindrome dell'Articolazione Temporomandibolare (ATM) 
E' un malfunzionamento dell'articolazione che collega la mandibola con il cranio e che permette il movimento di chiusura della bocca, consentendo il movimento in avanti, indietro e laterale della mandibola rispetto ai mascellari. Qualsiasi problema che influisce sul corretto funzionamento di questo complesso sistema di muscoli, legamenti, dischi e ossa viene chiamato sindrome dell'ATM, spesso manifestandosi con schiocchi, scatti o addirittura "blocchi" momentanei della mandibola. 
La mandibola funzionalmente ha rapporto attarverso l'arcata dentale inferiore con i due mascellari dando luogo ad una vera e propria articolazione rappresentata dal piano occlusale. Se da una parte è importante il rapporto spaziale scheletrico, è altrettanto fondamentale includere nella valutazione i relativi elementi di "congiunzione" rappresentati dai denti e le loro articolazioni, branca specifica di competenza ortodontica.
Prima di procedere al trattamento osteopatico vengono applicati una serie di test clinici funzionali in quanto le cause possono essere molteplici ed anche distanti. 
Come qualsiasi osso cranico la mandibola non fa eccezione, anch'essa è parte del meccanismo respiratorio primario, un sottile movimento ritmico che presiede non solo alla meccanica corporea ma alla delicata funzione del Sistema Nervoso Centrale per mezzo della malleabilità dell'osso e la complessa organizzazione delle giunture o suture craniche.
Se da una parte può esserci un problema locale (ortodontico), più frequentemente possono coesistere diversi fattori avversi difficilmente riconoscibili dai normali screening medici che evidenziano o constatano solo gli effetti apparenti. 

Deglutizione atipica 
si verifica quando persistono movimenti della lingua non funzionali alla deglutizione adulta. Il modo in cui deglutiamo, infatti, evolve attraverso vari stadi: dalla deglutizione fetale passiamo a quella neonatale, poi a quella mista e infine a quella adulta. Si tratta di meccanismi molto diversi, e il mantenimento di una deglutizione infantile in età adulta può portare a delle deformazioni del palato o dell'arcata dentale superiore.
Tra le concause può esservi il vizio posturale della lingua, secondario a: allattamento prolungato, adenoidi ipertrofiche, respirazione orale, schemi posturali alterati.
Se da una parte può essere utile l'apporto di un logopedista, il trattamento osteopatico specifico si occuperà di ripristinare il movimento della lingua con una tecnica attiva (con la collaborazione del paziente) agendo sui muscoli sovraioidei. Ma come ogni vizio rafforza sè stesso, così la tecnica specifica insegnata al paziente può rimuovere l'abitudine disfunzionale.

Disfonia 
E' uno dei disturbi della voce che va dalla raucedine fino all'afonia. In pratica con il termine disfonia si intende la difficoltà nel produrre una voce "fisiologica" indotta da cause che possono essere organiche o funzionali. Da differenziare con l'afasia, disturbo temporaneo o permanente, caratterizzato dall'incapacità totale di produrre suoni con la voce.
La valutazione osteopatica includerà la funzione del diaframma, dei movimenti costali e sopratutto dell'ipertono dei muscoli scaleni. Più precisamente si praticherà un riallineamento dei tre archi: ioideo, tiroideo e cricoideo.

Riallineamento dell'atlante - il riequilibratore della postura 
Definito anche il riequilibratore terminale del rachide, il complesso articolare formato da Occipite, Atlante ed Epistrofeo nel loro insieme costituisce una articolazione universale, pur mantenendo ciascun elemento specifiche caratteristiche biomeccaniche e funzionali.
Anche la loro anatomia si discosta totalmente dalle caratteristiche tipiche delle vertebre cervicali. 
Per la definizione dello stato funzionale tra occipite ed atlante il metodo più attendibile è quello manuale, in quanto le disfunzioni si manifestano non semplicemente attraverso una posizione ferma (statica come può essere colta da RX, RM, etc.), ma dinamica cioè attraverso l'evocazione dei movimenti combinati sui tre piani dello spazio: flesso-estensione, lateroflessione, rotazione.
Perchè è così importante ripristinare questo pur minimo gioco articolare?
  1. per esigenza posturale della testa a mantenere costantemente lo sguardo all'orizzonte,
  2. per probabili turbe vascolari
  3. per possibili influenze sul nervo vago
Inferiormente l'atlante si unisce all'epistrofeo attraverso un perno detto dente epistorfeo che permette circa il 90% della rotazione del capo.
I sintomi possono variare da una nucalgia ad un lieve senso di ovattamento alla testa che disturba la concentrazione, talvolta possono apparire fastidiosi fischi alle orecchie, può dare luogo anche al morso incrociato. Nei casi più cronici si può osservare una maggiore tensione del muscolo sternocleidomastoideo che piegherà il capo da un lato e lo ruoterà dall'altro. Possono esseci inoltre disturbi a distanza, apparentemente non connessi, come problemi digestivi.

Colpo di frusta cervicale - distorsione cervicale 
Anche se viene comunemente associato ad un incidente d'auto, ogni impatto che provochi uno scossone della testa in avanti o indietro o da lato a alto può causare una distorsione cervicale.
In seguito ad un incidente d'auto con colpo di frusta è necessario rivolgersi al pronto soccorso, effettuare delle radiografie per escludere eventuali fratture e normalmente viene consigliato il collare di Schanz che metterà a riposo la muscolatura. 
L'imporvviso e repentino movimento si localizza in una o più vertebre cervicali stirando violentemente le capsule ed i legamenti di unione vertebrale. Vi sarà come reazione immediata una contrazione protettiva dei muscoli del collo e successivamente antalgica.
La distorsione cervicale può verificarsi anche per una serie di micro traumi ripetuti, ad esempio chi usa il casco, ma anche atleti che praticano sport di contatto come rugby, calcio, etc., il danno sarà più a carico di una certa tensione muscolare che a lungo danneggia il disco intervertebrale, normalmente ciò avviene in qualche punto dell'arco cervicale dove già precedentemente vi è stato un disallineamento asintomatico e quindi passato inosservato.
Il dolore da colpo di frusta non passa inosservato, i sintomi possono includere:
  • dolore con rigidità del collo, i muscoli possono apparire tesi, nei casi più gravi più da un lato
  • difficoltà alla rotazione del capo, normalmente più da un lato, o difficoltà a flettere o estendere il collo
  • sindrome cervico-cefallica che si irradia dalla nuca alla fronte
  • sindrome cervico-brachiale, parestesia e dolore alle spalle e/o alle braccia che varia di intensità a seconda del movimento laterale o di rotazione del collo
  • inoltre può residuare un certo tipo di commozione che rende il soggetto in uno stato di stordimento o un certo grado di confusione mentale
Il trattamento osteopatico è necessario nella fase acuta e contrariamente al pensiero comune che ritiene dannoso qualunque tipo di movimento terapeutico, la manipolazione selettiva ripristinerà solo le normali tensioni capsulari e legamentose in senso spaziale correttivo, il paziente non avverte dolore!!
Se vi è un danno oltre alla distorsione, sono da adottare tutte le precauzioni.

Sindrome dello stretto toracico superiore 
Da considerare nella diagnosi differenziale, in tutte le sindromi vascolari, nervose, artroriali dell'arto superiore.
Si tratta di una compressione intermittente sul fascio vascolo-nervoso dell’arto superiore (l’arteria e la vena succlavia ed il plesso brachiale) che può essere evocata per mezzo della pinza degli scaleni, compressione costo-clavicolare o per mezzo della estrema abduzione scapolo-omerale.
Si può manifestare per la presenza di una megapofisi trasversa della C7, costa cervicale sopranumeraria, prima costa in disfunzione, malposizionamento della clavicola, disfunzioni sternali; o per tensioni ai muscoli scaleni laterali del collo, il succlavio, il piccolo pettorale, per disfunzione legamentosa sterno-costo-clavicolare, per la presenza di bande fibrose o neoformazioni.
Le 3 cause prevalenti sono:
1) pinza scalenica
2) compressione costo-clavicolare
3) sindrome da iperabduzione della spalla o del piccolo pettorale
Le manifestazioni neurogene sono osservate più frequentemente rispetto a quelle vascolari.
I sintomi consistono in dolore e parestesia, debolezza e atrofia occasionale dell’eminenza ipotenar e dei muscoli interossei e si manifestano più comunemente nelle aree innervate dal n. ulnare. L’insorgenza del dolore è solitamente insidiosa e frequentemente coinvolge il collo irradiandosi alla spalla e all’arto omolaterale. Il dolore e la parestesia potrebbero essere esarcebate dallo sforzo fisico e dai movimenti di adduzione dell braccio nonché dalla iperestensione del collo. I sintomi, inoltre, possono iniziare durante il periodo notturno per via della posizione che le braccia possono assumere.
Il trattamento osteopatico prevede l'esame del cingolo scapolare, la funzione della prima e seconda costa, lo sterno, il diaframma ed i muscoli laterali del collo.

Spalla Periartrite 
E' un vecchio termine che indica diverse condizioni degenerative, infiammatorie, riflesse o sistemiche che coinvolgono non solo il rapporto articolare tra omero (braccio) e spalla, ma una molteplice e variegata quantità di condizioni patologiche e/o funzionali dell'intero cingolo clavicolo-scaplo-omerale.
Alcuni esempi più frequenti sono:
La frozen shoulder ovvero capsulite aderenziale scapolo-omerale o meglio spalla congelata si caratterizza per una estrema rigidità, dolore a qualsiasi tentativo di movimento del braccio, vi è una estrema limitazione che si riperquote nelle normali attività quotidiane come ad esempio il pettinarsi, indossare una giacca, lavarsi, ed invalidante anche in quelle professioni in cui il movimento del braccio è indispensabile. Può insorgere in seguito ad un trauma, o iperuso sportivo o professionale, o presentarsi in seguito a malattie come diabete o ictus. I tessuti molli periarticolari appaiono induriti ed arretrati dando la sensazione di tessuti cicatriziali. Insorge lentamente ed il paziente quasi non percepisce l'aggravamento progressivo che può durare circa un anno e più.
Un giorno qualsiasi in una partita di tennis o mentre si lavora compiendo un movimento abituale, o la mattina mentre ci si veste, improvvisamente la spalla appare rigida e dolente a qualsiasi movimento. Nei soggetti dai 30 ai 60 anni la capsulite aderenziale scapolo-omerale può insorgere anche in seguito ad altre condizioni patologiche o funzionali della spalla:
  • borsite subacromiale infiammazione della borsa subacromiale posta tra il muscolo sovraspinoso, il muscolo deltoide ed il processo acromiale della scapola. A causa di movimenti ripetuti o di un forte trauma questa borsa può infiammarsi richiamando acqua al suo interno. Quando la borsite alla spalla è causata da un impatto violento o si associa ad una lesione tendinea la borsa subacromiale può riempirsi anche di sangue.
  • sindrome del capo lungo del bicipite (che origina dalla glena della scapola e termina nel muscolo bicipite), è un’infiammazione acuta in seguito ad uno sforzo nell'atto di sollevare ripetutamente un oggetto pesante o da microtraumi ripetuti che implicano una rotazione e circonduzione del braccio. Un test di verifica può essere praticato compiendo un movimento in controresistenza alla rotazione interna del braccio.
  • cuffia dei rotatori - “impingement syndrome” con il quale si intende il conflitto meccanico primario dei tendini della cuffia dei rotatori e della borsa sottoacromiale sotto l’arco rigido acromion-coracoideo favorito da alterazioni di morfologia, dimensioni ed orientamento dell’acromion o disfunzioni posizionali della testa dell'omero. La struttura della cuffia dei rotatori è formata da 4 tendini che avvolgono la testa dell'omero derivanti dai muscoli sovraspinato, infraspinato, piccolo rotondo e sottoscapolare, che concorrono al movimento dell'articolazione del braccio ed all'orientamento della spallaTraumi, iperuso o entrambi i fattori possono procurare il dolore alla spalla, irradiato al braccio (ma non all'avambraccio), che aumenta con lo sforzo e di notte. In genere il tendine più colpito è quello del muscolo sovraspinato, e solo la RM e l'ecografia possono stabilire il grado di lesione moderata, parziale o totale.
Il trattamento osteopatico riguarderà l'intero cingolo scapolo omerale ed i suoi rapporti con lo sterno e la gabbia toracica, mentre la valutazione includerà test clinici manuali viscero-somatici. In tutte le condizioni, anche le più gravi, in cui il trattamento chirurgico può attendere e le cure fisioterapiche e farmacologiche non danno esiti soddisfacenti, il trattamento osteopatico può sicuramente arrecare benefici funzionali se non vere e proprie remissioni dalle condizioni acute.

Il Gomito  
E' l'articolazione che unisce l'avambraccio al braccio e in sinergia con la spalla permette i movimenti della mano nell'atto di afferrare, sostenere gli oggetti. Compie essenzialmente movimenti angolari, ciò avviene tra l'ulna e l'omero, mentre i movimenti di prono-supinazione (a gomito flesso orientare il palmo della mano vero l'alto o in basso) avvengono a carico dell'articolazione tra radio e omero. 
In osteopatia vengono classificate due distinte disfunzioni del gomito, una a carico del capitello radiale con l'omero che riguarderà proprio i movimenti di prono-supinazione, e l'altra dall'olecrano dell'ulna sempre con l'omero a formante un'articolazione a forte incastro, ma da un punto di vista funzionale vengono compromessi i cosidetti movimenti minori o accessori (lateralità). In senso comune vengono distinti in gomito del tennista e gomito del golfista, ma vi è anche il gomito del carrozziere, della lavandaia, dell'autista, proprio perchè non è un singolo atto sportivo che può determinare queste disfunzioni ma movimenti ripetuti con le braccia nei quali vi è uno stress tensivo muscolare ed un iperuso delle articolazioni.
Nella valutazione funzionale del gomito viene valutato il grado dell'angolo portante (leggero valgismo tra avambraccio e braccio) e altre anomalie della borsa dell'olecrano, sensibilità - infiammazione e dolorabilità dei muscoli e dei legamenti e per ultimo la fluidità e l'ampiezza dei movimenti. Vengono notati traumi vecchi o cicatrici, tumefazioni e atonia o ipertono dei muscoli. Viene palpato anche il nervo ulnare tra l'epicondilo mediale e l'olecrano perchè un tessuto cicatriziale in questa area può dare luogo ad una sindrome con ripercussione a livello della mano, mentre la borsa dell'olecrano non può essere palpata se non quando è infiammata e piena di fluido.

Il Polso 
Se a livello del gomito la maggiore continuità artroriale tra avambraccio e braccio è a carico dell'ulna, a livello del polso avviene con il radio; ciò permette una maggior svincolo di orientamento della mano rispetto al braccio. Infatti alla porzione distale del radio vi è il disco articolare, poi segue il polso che è formato dall'articolazione del radio ed il disco articolare e la fila prossimale del carpo; il disco articola l'ulna ed il radio e si trova tra l'ulna e le ossa prossimali del carpo.
Le otto piccole ossa che formano il carpo (polso) hanno nomi propri tutti con una funzione biomeccanica specifica, nel loro insieme formano un arco che attraversa il retinacolo dei flessori, la cui concavità si viene a trovare sulla superficie palmare. Questo arco osseo ed il legamento trasverso (retinacolo dei flessori) formano il Tunnel carpale attraverso il quale passano i tendini del polso ed i flessori delle dita, come anche il nervo mediano; è questa la zona di origine dei muscoli tenar ed ipotenar. Il cattivo allineamento associato ad altri fattori può dare luogo alla cosidetta sindrome del tunnel carpale.
I movimenti che avvengono a livello del polso sono estremamente importanti in quanto definiscono la precisione dello "strumento mano" dell'uomo.
Esclusi altri fattori, in osteopatia vi è un programma terapeutico riabilitativo della sindrome del tunnel carpale sia preoperatorio che postoperatorio per l'incidenza di sindromi aderenziali. 
A livello del polso vi è un ulteriore tunnel di Guyon, uno stretto spazio tra il pisiforme e l'uncinato, attraverso il quale passano il nervo e l'arteria ulnare. E' anch'essa un'area suscettibile di compressione e solo una diagnosi accurata può stabilire l'origine del disturbo.

La mano 
Vi sono diverse disfunzioni traumatiche o degenerative che possono giovare di una valutazione e trattamento osteopatico.
Sull'aspetto laterale del polso vi è una piccola depressione nota come Tabacchiera anatomica, il pavimento della quale è un punto di repere per lo scafoide o osso navicolare. Confina tra lo stiloide del radio e diviene più prominente con il pollice fortemente esteso e abdotto; è delineato lateralmente dall'abduttore lungo, e dall'estensore breve e lungo del pollice.
Nella parte interna è più arrotondato, inferiormente si articola con l’osso trapezio tramite un tubercolo. Lo scafoide è l’osso del carpo che più facilmente va incontro a frattura perché in caso di caduta è il primo che appoggia a terra e si trova in una posizione in cui convergono molte forze esterne.
Il 90% circa delle lesioni ossee del polso sono a carico dell’osso navicolare che è fondamentale per la stabilità e la dinamica della mano, mentre le altre 7 ossicine del carpo sono raramente interessate da lesioni.
La rizartrosi è l’artrosi della base del pollice. Si tratta di una malattia frequente e legata all’usura della cartilagine tra la base del primo metacarpo ed il trapezio, un osso a forma di sella sul quale il pollice di articola. Nella maggior parte dei casi la malattia è legata all’invecchiamento dell’articolazione ma può anche essere la conseguenza di una frattura. Le donne ne sono generalmente più spesso colpite. 
Spesso se non vi è una anamnesi accurata i sintomi possono sovrapporsi tra una frattura da schiacciamento dello scafoide ed una sublussazione dell'articolazione tra pollice e polso. Tuttavia nella rizartrosi un segno inequivocabile è l'atrofia dei muscoli tenar e l'impossibilità talvolta totale di opporre il pollice alle altre dita.

Il dito a scatto - trigger finger 
E' una tenosinovite stenosante, un disturbo in cui una o più dita delle mani, prevalentemente la dominante, rimane in posizione piegata, per poi raddrizzarsi con un brusco scatto come se venisse tirato e rilasciato un grilletto. La malattia è causata dal restringimento della guaina sinoviale che circonda il tendine flessorio. Il disturbo è spesso doloroso e, in condizioni particolarmente gravi, può determinare un vero e proprio blocco funzionale.
Nella maggior parte dei casi colpisce il pollice, il medio o l'anulare. La patologia può anche coinvolgere entrambe le mani.
Le persone costrette ad eseguire azioni ripetitive di presa, per motivi occupazionali o per hobby, risultano maggiormente suscettibili all'insorgenza del dito a scatto. 
Il trattamento è sicuramente rieducativo nel quale il paziente viene istruito all'uso più idoneo delle proprie mani.

Le dorsalgie 
Sindrome vertebro-toracica
E' una denominazione generica attribuita ad una serie di fattori che possono concorrere al mal di schiena dorsale con o in assenza di riflessi dolorosi che si irradiano verso il torace o che possono accentuarsi con l'atto inspiratorio. C'è da dire anche che in questo tratto della colonna vertebrale le sofferenze discali sono piuttosto rare inauspicabili. 
Tallvolta a complicare la meccanica rachidea vi possono essere delle ernie intraspongiose dette di Schmorl, asintomatiche, o la malattia Scheuermann (Ipercifosi Osteocondrosica), che si manifesta già nell'adolescenza, in cui le vertebre appaiono da subito più strutturate e hanno una tendenza all'accentuazione della curva cifotica nel corso dell'accrescimento. 
Sono dismorfismi delle vertebre dorsali derivanti da turbe dell'accrescimento, vanno incontro ad un'accentuazione della fisiologica cuneizzazione anteriore dei corpi vertebrali. Nella eziologia i fattori meccanici sono considerati erroneamente secondari, basti pensare all'incidenza preponderante della forza di gravità (accentuazione del dorso curvo) ed in presenza di asimmetrie di lunghezza degli arti o tensioni cranio-mandibolari interagiscono con forze asimmetriche su una zona già biomeccanicamente compromessa. La tempestività del trattamento riabilitativo con un terapeuta qualificato è prognostica per scongiurare forme più gravi che possono necessitare di trattamenti più cruenti. 
L'esame posturale qualificato può dare un grande contributo per diagnosticare i molteplici cofattori a tale malattia.
La sindrome dolorosa dorso-toracica
Il dolore dorsale interscapolare rappresenta di sicuro la più comune forma di dorsalgia e nonostante sia percepita nella regione medio-dorsale, ha una relazione miofasciale con il tratto cervicale basso. Il paziente solo eccezionalmente soffre di dolore al collo, che è percepito invece tra le scapole e in fase di esame posturale scompare o si riduce.
Il dolore è percepito tra le scapole, sia in un punto preciso paravertebrale (riferito di solito come sensazione di "chiodo"), che in maniera più diffusa con irradiazione intercostale. L'inizio di questo dolore è spesso insidioso e può comparire in seguito al mantenimento di cattive posizioni durante l'attività lavorativa in cui si associa la flessione del collo e l'estensioe del tratto dorsale superiore o anche in seguito a un trauma ben preciso.

Dolore toracico e sternale 
In questa sede possiamo solo riassumere brevemente quali possono essere le cause più comuni muscolo-scheletriche; escludiamo a priori ogni riferimento al dolore toracico sternale secondario all'apparato cardio circolatorio e respiratorio.
Il torace, formato da 12 coste per lato unite anteriormene dallo sterno, viene tenuto "sospeso" dal rachide dorsale; solo una giusta regolamentazione della pressione intratoracica e addominale rende questa struttura dinamica e flessibile ad ogni atto respiratorio. 
Il muscolo precursore della respirazione è il diaframma, ma vi è un meccanismo molto più complesso in cui ogni elemento che costituisce il torace agisce in sincronia con questa funzione vitale.
Un esame osteopatico approfondito di tutti gli elementi che concorrono alla formazione della cosidetta "gabbia toracica" metterà in evidenza l'elemento discordante che può riguardare una singola costa o gruppi costali con difficoltà a seguire l'atto inspiratorio o espiratorio.
Tuttavia possono esservi delle infiammazioni della cartilagine di unione tra sterno e coste detta sindrome di Tietze, una infiammazione delle cartilagini  costali e sternali che provoca dolore, gonfiore e senso di intorpidimento in corrispondenza delle sedi colpite. La sindrome di Tietze assomiglia alla costocondrite, ma non è la stessa malattia seppur, per certi versi, le due patologie si assomiglino molto. In realtà la costocondrite affligge le articolazioni costo-condrali e sterno-condrali, è una condizione di dolore toracico al petto.












 
 
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